C'è uno strumento che esiste da oltre vent'anni, è scritto nei contratti collettivi, tutela milioni di lavoratori, eppure rimane sconosciuto alla maggior parte delle imprese italiane. Si chiama ente bilaterale. E nel 2026, in un mercato del lavoro che cambia a una velocità senza precedenti, capire cosa sia e perché conti non è un esercizio accademico. È una necessità concreta.
L'intuizione di Biagi: una rivoluzione silenziosa
Nel 2003, con il D.Lgs. 276/2003, attuativo della cosiddetta Legge Biagi, veniva introdotto nel nostro ordinamento uno degli strumenti più innovativi del diritto del lavoro: gli enti bilaterali. Marco Biagi aveva capito qualcosa di essenziale: il mercato del lavoro, sempre più complesso e frammentato, aveva bisogno di luoghi terzi, autonomi e condivisi, capaci di raccordare le esigenze di imprese e lavoratori senza l'intermediazione diretta dello Stato o delle sole parti sindacali.
La legge li definisce "sede privilegiata per la regolazione del mercato del lavoro." Una definizione che non è solo normativa. È una scelta culturale, politica, sociale.
Eppure quella rivoluzione è rimasta, per molti, silenziosa.
Cosa sono, concretamente
Gli enti bilaterali sono organismi istituiti dai contratti collettivi nazionali di lavoro che, nella loro forma più diffusa, assumono una composizione paritetica tra rappresentanti delle imprese e dei lavoratori. Sono enti senza fini di lucro. E svolgono funzioni di interesse collettivo che spaziano dalla formazione alla sicurezza sul lavoro, dalla certificazione dei contratti alla conciliazione delle controversie, dall'assistenza sanitaria integrativa al welfare.
Non sono un ulteriore costo burocratico. Sono infrastruttura. Sono il tessuto connettivo di un sistema che, quando funziona, protegge sia chi lavora sia chi produce.
Il CCNL prevede il versamento dei contributi all'ente bilaterale di riferimento. In alternativa, l'azienda può corrispondere ai dipendenti un Elemento Distinto della Retribuzione (EDR), una somma in busta paga che in alcuni contratti arriva fino a 42 euro al mese per tredici o quattordici mensilità, senza ricevere alcun servizio in cambio. Non esiste una terza opzione. L'impresa che non aderisce e non versa l'EDR viola il contratto collettivo.
Perché contano, oggi più che mai
Viviamo un momento di transizione profonda. L'intelligenza artificiale ridisegna le mansioni. La green economy richiede competenze nuove. I lavoratori chiedono protezione e flessibilità insieme. In questo contesto, gli enti bilaterali possono fare cose che né lo Stato da solo né le singole aziende riescono a fare: monitorare le trasformazioni del mercato del lavoro in tempo reale, erogare formazione continua settoriale, costruire reti di welfare partecipato, accompagnare i lavoratori nelle transizioni occupazionali.
Non sono istituzioni del passato. Sono, o dovrebbero essere, laboratori di innovazione sociale.
Quello che manca, spesso, è la consapevolezza. Imprenditori che firmano un CCNL senza sapere che tra quelle righe c'è uno strumento che potrebbe cambiare la qualità del lavoro nella loro azienda. Lavoratori che ignorano di avere diritti e tutele già previste, già finanziate, già pronte ad essere attivate.
La bilateralità non si fa conoscere abbastanza. Questa rubrica, tra le altre cose, nasce anche per questo.