L’85% dei lavori del 2030 non esiste ancora: cosa sta succedendo

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Intelligenza artificiale · Lavoro · 29 Giugno 2026 · 6 min lettura
L'85% dei lavori del 2030 non esiste ancora: cosa sta succedendo
Dalla previsione alla misurazione: cosa ci dicono oggi gli studi più recenti sull'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro
CB
Avv. Carmelo Bifano
Presidente EBILP · Autore della rubrica
#LavoroFuturo

C'è una statistica che continua a tornarmi in mente ogni volta che parlo con un imprenditore preoccupato per il futuro della sua azienda: entro il 2030, l'85% delle professioni che caratterizzeranno il mercato del lavoro non esisteva al momento in cui è stata formulata questa previsione. A lanciarla, qualche anno fa, è stato uno studio di Dell Technologies in collaborazione con l'Institute for the Future. Allora poteva sembrare un esercizio di fantasia, quasi provocatorio. Oggi, osservando la velocità con cui nascono ruoli professionali impensabili solo pochi anni fa, quella previsione appare sorprendentemente realistica.

Non è un dettaglio da archiviare tra le curiosità. È la chiave per capire perché il mercato del lavoro che conosciamo si sta riscrivendo sotto i nostri occhi.

Cosa dicono davvero i dati più recenti

Negli ultimi mesi sono arrivati studi che permettono di passare dalla previsione alla misurazione. Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, basato su dati di oltre 1.000 aziende in 55 economie, stima che entro il 2030 verranno creati 170 milioni di nuovi posti di lavoro a livello globale, mentre 92 milioni verranno persi: un saldo netto positivo di 78 milioni di occupati. Resta comunque un dato che richiede attenzione: il 39% delle competenze richieste oggi cambierà entro il 2030, anche se questa percentuale è in calo rispetto al 44% misurato nel 2023.1

Ancora più interessante è uno studio uscito a marzo 2026, firmato dai ricercatori di Anthropic, che per la prima volta misura l'esposizione all'intelligenza artificiale non in base a ciò che è teoricamente possibile, ma in base a come le persone usano realmente questi strumenti sul lavoro. Il risultato è sorprendente: la capacità teorica dell'IA è molto più ampia della sua adozione effettiva. Anche nelle categorie professionali più esposte, come quella informatica, l'intelligenza artificiale coprirebbe oggi solo un terzo circa dei compiti possibili. E, soprattutto, lo studio non trova finora alcun aumento sistematico della disoccupazione tra i lavoratori più esposti, sebbene emerga un segnale da monitorare: un leggero rallentamento nelle assunzioni di lavoratori più giovani, tra i 22 e i 25 anni, in alcuni ruoli ad alta esposizione.2

Un terzo studio, condotto dalla Harvard Business School e pubblicato a marzo 2026, ha analizzato quasi tutti gli annunci di lavoro negli Stati Uniti dal 2019 a oggi: dopo il debutto degli strumenti di IA generativa, le offerte per ruoli routinari e automatizzabili sono diminuite del 13%, mentre la domanda per ruoli analitici, tecnici e creativi è cresciuta del 20%. La conclusione degli autori è netta: l'intelligenza artificiale sta ridisegnando il lavoro impiegatizio, non cancellandolo in modo uniforme.3

Trasformazione, non sostituzione

Il filo che lega questi studi, condotti da istituzioni diverse con metodologie diverse, è una conclusione condivisa: l'automazione non procede come una sostituzione improvvisa e totale, ma come una ridistribuzione progressiva di compiti, all'interno delle professioni più che tra le professioni. I lavori che richiedono soprattutto esecuzione di compiti ripetitivi e prevedibili — l'inserimento dati, alcune analisi di routine, la gestione di richieste standardizzate — sono quelli dove l'impatto è già misurabile. I lavori che richiedono giudizio, relazione, creatività e gestione della complessità restano, per ora, in larga parte fuori dalla portata reale, e non solo teorica, degli strumenti disponibili.

Questo non significa che non ci sia nulla da fare. Significa, piuttosto, che la sfida per le aziende italiane — in particolare per le PMI che costituiscono l'ossatura del nostro tessuto produttivo — non è prepararsi a uno scenario apocalittico, ma costruire fin da ora percorsi reali di aggiornamento delle competenze. Oltre la metà della forza lavoro globale avrà bisogno di una riqualificazione sostanziale entro il 2030, e le aziende che hanno già investito in formazione continua sono quelle meglio posizionate per affrontare la transizione senza subirla.

È qui che il ruolo degli enti bilaterali, dei fondi interprofessionali e degli enti di formazione smette di essere una voce di costo accessoria e diventa infrastruttura strategica. Non come risposta emergenziale a una crisi imminente, ma come presidio permanente in un mercato del lavoro che cambierà comunque, indipendentemente dalla rapidità con cui sceglieremo di prepararci.

Fonti citate
  1. World Economic Forum, Future of Jobs Report 2025, gennaio 2025
  2. Massenkoff, M. e McCrory, P. (Anthropic), Labor market impacts of AI: A new measure and early evidence, 5 marzo 2026
  3. Harvard Business Review / Harvard Business School Working Knowledge, Research: How AI Is Changing the Labor Market, 4 marzo 2026
Questo articolo
Capitolo Cap. 3 — Intelligenza artificiale e lavoro
Tempo di lettura 6 minuti
Fonte "Alla ricerca di un nuovo mercato del lavoro" — Avv. Carmelo Bifano (in uscita 2026)
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Tag
#LavoroFuturo Intelligenza artificiale Automazione Mercato del lavoro 2030
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Avv. Carmelo Bifano
Presidente EBILP · Giugno 2026