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Guida dettagliata alle riforme nella Legge di Bilancio (fisco, salario minimo, cuneo fiscale, statuto dell'impresa) e tutti i ddl previsti.

C’è un pacchetto di riforme concentrato su fisco, lavoro e innovazione nel programma del Governo per la Legge di Bilancio 2021: la NaDEF, Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza appena approvata dal Governo, ne elenca 22, alcune già ampiamente annunciate come la riforma fiscale e quella degli ammortizzatori sociali, altre da tempo al centro del dibattito politico ma  ora annunciate ufficialmente, come il salario minimo e la rappresentanza delle parti sociali nella contrattazione collettiva, altre ancora che hanno l’obiettivo di preparare il terreno per la ripartenza: disegno di legge sullo statuto d’impresa, riordino incentivi imprese, Startup e PMI.

«La prossima legge di bilancio e le sovvenzioni della Recovery and Resilience Facility avranno un valore complessivo pari a circa il 2% del PIL nel 2021», scrive il ministero dell’Economia, Roberto Gualtieri, nella premessa della NaDEF. «La crescita economica ne beneficerà significativamente, attestandosi al sei per cento. Nel biennio successivo l’intonazione espansiva della politica di bilancio si attenuerà gradualmente fino a raggiungere un avanzo primario di 0,1 punti percentuali e un indebitamento netto in rapporto al PIL del tre per cento. Nel 2022 verrà quindi recuperato il livello del PIL registrato nell’anno precedente la pandemia».

Come più volte sottolineato, la sessione di Bilancio 2020-2021 è particolarmente impegnativa. Non c’è solo la Manovra, ma anche il Recovery Plan finanziato dalle risorse europee del Next Generation Ue. Interventi che «permetteranno di rilanciare gli investimenti pubblici e privati e attuare importanti riforme all’interno di un disegno di rilancio e di transizione verso un’economia più innovativa e più sostenibile dal punto di vista ambientale e più inclusiva sotto il profilo sociale».

Si tratta, sottolinea lo stesso Gualtieri, «di un’occasione unica e irripetibile, non solo per superare le conseguenze della pandemia, ma anche per migliorare e rilanciare il nostro Paese e renderlo protagonista delle sfide del futuro».

E veniamo alla manovra vera e propria. La NaDEF annuncia «significative risorse per il sostegno all’occupazione e ai redditi dei lavoratori, segnatamente nei settori più impattati dall’emergenza Covid-19», il «finanziamento del taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente (i cosiddetti 100 euro)» e del «taglio contributivo al Sud già introdotto dal decreto-legge di agosto limitatamente alla seconda metà del 2020». Una «componente di rilievo», è rappresentata da «un’ampia riforma fiscale, che il Governo intende attuare sulla base di una Legge delega che sarà parte integrante del PNRR e dei relativi obiettivi intermedi. La riforma si raccorderà all’introduzione dell’assegno unico e universale per i figli».

Riforma fiscale

Ci sono già su questo fronte un serie di anticipazioni. Innanzitutto, le parole di Gualtieri: una riforma «finalizzata alla semplificazione e alla trasparenza, al miglioramento dell’equità e dell’efficienza del prelievo e alla riduzione della pressione fiscale». Verrà «introdotto un nuovo fondo da alimentare con i proventi delle maggiori entrate legate all’aumento della compliance fiscale che verranno successivamente restituiti, in tutto o in parte, ai contribuenti sotto forma di riduzione del prelievo. Il Governo intende infatti stabilire un patto fiscale con i cittadini italiani che premi la fedeltà fiscale e contributiva delle imprese e dei lavoratori». Di seguito interventi di riforma fiscale allo studio:

·         Proroga taglio cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti con redditi fra i 28mila e i 40mila euro (previsto per il momento solo fino al prossimo 31 dicembre): l’intervento è annunciato nella NaDEF, quindi è certo.

·         Riforma aliquote IRPEF: è un terreno più incerto, per il momento non ci sono indicazioni sul modo in cui sarà eventualmente portato avanti.

·         Revisione detrazioni fiscali: è probabile che venga inserito, più difficile capire in che termini. Restano allo studio le ipotesi di un taglio lineare (portando, ad esempio, al 17% le detrazioni che sono attualmente al 19%) ma ci sono anche altre opzioni, come quella di un taglio in base al reddito: al di sopra di determinate fasce (si pensa a 55mila o 75mila euro), le detrazioni non potrebbero superare una determinata percentuale (si pensa al 2% del reddito).

·         Riforma tassazione Partite IVA: questo è un intervento che potrebbe essere finanziato con le risorse europee e consisterebbe in uno stop all’attuale sistema di acconti e saldi, in favore di una tassazione in base a quanto effettivamente incassato, su base mensile o trimestrale.

Riforme Lavoro

·         Ddl in materia di salario minimo e rappresentanza delle parti sociali nella contrattazione collettiva: il nodo principale da sciogliere è il meccanismo da prendere come riferimento per stabilire il salario minimo. Un tetto fissato per legge, oppure basato sulla contrattazione (prendendo per esempio come riferimento i minimi contrattuali delle diverse categorie).

·         DdL per l’aggiornamento e il riordino della disciplina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

·         Smart working: annunciato un Ddl con “Disposizioni in materia di lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni”. Non si escludono (ma la NaDEF non ne parla) misure in manovra sullo smart working nel privato, in considerazione del fatto che il prossimo 31 dicembre decade la possibilità per le imprese di ricorrere alla modalità semplificata di accesso al lavoro flessibile.

·         Riforma ammortizzatori sociali: ne ha parlato più riprese la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. Si va verso una semplificazione e un riordino degli attuali strumenti, introducendo un nuovo strumento universale.

Imprese

Fra le novità registriamo il Ddl su statuto dell’impresa. L’obiettivo della norma in preparazione è spiegato dal ministero dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli: recuperare «il rapporto di fiducia tra chi governa e chi fa impresa». Essere imprenditore «è una libertà che la nostra Costituzione riconosce a ciascuna persona e i cui limiti non possono essere «tali da renderne impossibile o estremamente difficile l’esercizio». Dunque, aveva spiegato, ad esempio, il ministero in sede di assemblea annuale di Confindustria, va assicurato «il diritto a fare impresa in un contesto di regole chiare, stabili e certe nel tempo» in grado di sostenere gli sforzi quotidiani e la crescita delle imprese, che non devono essere soffocate da burocrazia e adempimenti.

Sono poi previste riforme specifiche per determinati settori:

·         sostegno e valorizzazione dell’agricoltura e della pesca,

·         disposizioni in materia di spettacolo, industrie culturali e creative e turismo,

·         semplificazione e riordino in materia di start-up e PMI innovative,

·         revisione organica degli incentivi alle imprese,

·         disposizioni per lo sviluppo delle filiere e per favorire l’aggregazione tra imprese,

·         riforma disciplina legge quadro per l’artigianato.

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Smart working per figli fino a 16 anni a casa da scuola, anche con sospensione attività, congedi parentali estesi: le nuove norme del DL Ristori.

Il diritto allo smart working dei genitori nel caso in cui i figli siano a casa da scuola si applica ora ai genitori di studenti fino ai 16 anni (e non più 14), e non solo in caso di quarantena ma anche se viene decisa la DAD, didattica a distanza. Lo prevede il Decreto Ristori, che introduce nuovi strumenti di flessibilità sulla conciliazione famiglia lavoro per i genitori con figli a scuola.

Il congedo straordinario resta retribuito solo fino ai 14 anni, mentre dai 14 ai 16 viene previsto, ma senza retribuzione. Vediamo tutto.

Smart working

La possibilità per uno dei due genitori, alternativamente, di avere lo smart working se il figlio è in quarantena da scuola in seguito a provvedimento dell’autorità sanitaria, prevista dal decreto agosto, viene estesa ai figli fino a 16 anni (prima il limite di età era 14). Lo prevede l’articolo 22, comma 1, del decreto 137/2020. In base al quale, quindi, la nuova norma che si applica è la seguente:

Un genitore lavoratore dipendente può svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena del figlio convivente, minore di 14 anni, disposta dal dipartimento di prevenzione dell’ azienda sanitaria locale (ASL) territorialmente competente, a seguito di contatto verificatosi all’interno del plesso scolastico, o nell’ambito dello svolgimento di attività sportive di base, attività motoria in strutture quali palestre, piscine, centri sportivi, circoli sportivi, sia pubblici che privati. Oppure se il contatto si è verificato all’interno di strutture regolarmente frequentate per seguire lezioni musicali e linguistiche.

Altra novità del decreto Ristori riguarda il diritto allo smart working per i genitori con i figli in didattica a distanza, che quindi seguono le lezioni restando a casa. Anche in questo caso, il figlio convivente deve avere meno di 16 anni. Dunque, smart working: nel caso in cui sia stata disposta la sospensione dell’attività didattica in presenza del figlio convivente minore di anni sedici.

Ricordiamo che il Dpcm del 24 ottobre, che contiene le nuove misure restrittive per le imprese, torna a raccomandare fortemente il lavoro agile a tutte le attività che lo consentono, in qualsiasi azienda. E lo conferma per le pubbliche amministrazioni almeno per il 50% dei dipendenti con mansioni compatibili.

Lo smart working in modalità semplificata (senza accordo sindacale) è praticabile fino al 31 dicembre 2020.

Congedo parentale

Se il lavoro dei genitori non consente lo smart working, uno dei genitori, alternativamente all’altro, può astenersi dal lavoro per tutto o parte del periodo corrispondente alla quarantena del figlio, minore di 14 anni, disposta dal dipartimento di prevenzione della ASL a seguito di contatto verificatosi all’interno del plesso scolastico, o nel caso di attività didattica a distanza. Si tratta di un congedo parentale con causale Covid retribuito al 50%. I genitori di figli fra 14 e 16 anni, hanno diritto di astenersi dal lavoro, ma senza indennità. Nel periodo di congedo il lavoratore non può essere licenziato e ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. In pratica, per i genitori di figli da 14 a 16 anni c’è il diritto a un congedo non retribuito.

Didattica a distanza

Ricordiamo infine che per la didattica a distanza vengono stanziate nuove risorse (articolo 21 del decreto Ristori), da utilizzare per l’acquisto di dispositivi e strumenti digitali individuali per la fruizione delle attività di didattica digitale integrata, da concedere in comodato d’uso a studentesse e studenti meno abbienti, alle persone con disabilità. Sarà un decreto del ministero dell’Istruzione a ripartire le risorse tra le istituzioni scolastiche, in base al numero di studenti e al contesto socio-economico delle famiglie.

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Il report dei Consulenti del Lavoro fa luce sulla perdita di posti di lavoro conseguente al lockdown: mappa dei settori e dei territori più colpiti.

Il lockdown della scorsa primavera ha avuto un impatto negativo soprattutto sul settore della ristorazione, sulla cultura e sullo sport, comparti che hanno vissuto la maggiore perdita di posti di lavoro. Questa situazione, inoltre, rischia di peggiorare ulteriormente a causa del Dpcm firmato il 24 ottobre.

Secondo l’ultimo focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, le nuove restrizioni anti-Covid che gravano su ristoranti, bar e palestre stanno mettendo in ginocchio soprattutto i giovani lavoratori con un reddito già basso. Il report “Le nuove restrizioni: chi rischia il lavoro”, infatti, il nuovo decreto che impone l’interruzione anticipata alle 18 delle attività ristorative e la sospensione di cinema, teatri, concerti, rischia di condurre nei prossimi mesi alla ulteriore riduzione dell’occupazione nei settori della cultura, della ristorazione e dello sport, comparti che alla fine del 2019 contavano complessivamente 1 mln 430 mila occupati.

Il 41,3% degli occupati nei tre settori ha meno di 35 anni e, se si esclude lo sport, dove predomina l’occupazione maschile, ben il 49,4% dei lavoratori nella ristorazione è costituito da donne. Dal punto di vista territoriale, invece, la maggiore concentrazione di occupazione nella ristorazione si riscontra nel Sud Italia (28,4%).

Ancora una volta, la mannaia è caduta su una popolazione già di per sé a rischio, come i giovani, che soprattutto se autonomi sono in quella fase della vita in cui stanno ‘costruendo’ il proprio futuro professionale. E non si tratta di un problema contingente: il vero rischio è che le chiusure determinino disoccupazione strutturale che vada ad aggiungersi a quella già esistente prima del diffondersi della pandemia.

 
 
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