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Il Dl Rilancio, tra le tante misure volte a sostenere l’economia nazionale nella ripresa post Coronavirus, una delle misure più attese da imprese e partite IVA è quella relativa ai contributi a fondo perduto a favore di PMI, lavoratori autonomi e titolari di reddito agrario. Il Governo ha stanziato per i finanziamenti a fondo perduto 6.192 milioni di euro per il 2020.

DL Rilancio: requisiti per il fondo perduto

L’agevolazione consiste in un finanziamento che non prevede restituzione, né maturazione di interessi e spetta coloro che esercitano attività d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita IVA e le imprese esercenti attività agricola o commerciale, anche se svolte in forma di impresa cooperativa, che fatturano meno di 5 milioni all’anno e che nel mese di aprile 2020 abbiano un fatturato inferiore ai due terzi di quello dello stesso mese 2019. In pratica, deve esserci stata una riduzione superiore a un terzo di fatturato.

Per alcune tipologie di soggetti, ad esempio coloro che hanno iniziato l’attività a partire dal primo gennaio 2019 (Startup o nuove Partite IVA), il contributo spetta indipendentemente dalla riduzione di fatturato.

DL Rilancio: esclusi dal fondo perduto

Non possono accedere alla sovvenzione statale diretta gli aventi diritto alle indennità Covid previste dagli articoli 27, 38 o 44 del dl 18/2020 (c.d. Cura Italia):

·         Partite IVA, sia appartenenti alle professioni ordinistiche sia alle altre professioni;

·         collaboratori parasubordinati;

·         lavoratori dello spettacolo; 

·         le categorie di aventi diritto ai 600 euro previsti dal fondo di ultima istanza (autonomi senza partita IVA con contratti autonomi occasionali, venditori a domicilio (articolo 19, dlgs 114/1998); 

·         se l’attività risulta cessata al 31 marzo 2020;

·         enti pubblici e intermediari finanziari (tutti i soggetti compresi nell’articolo 162 bis del TUIR).

DL Rilancio: come si calcola il contributo a fondo perduto

Il contributo minimo viene riconosciuto con un importo non inferiore a:

·         mille euro per le persone fisiche;

·         2mila euro per le imprese.

Il contributo a fondo perduto non concorre alla formazione del reddito o della base imponibile, quindi è esentasse.

Il decreto stabilisce con precisione come si calcola il contributo a fondo perduto, bisogna calcolare la differenza di fatturato aprile 2020/aprile 2019 e poi applicare una percentuale, che varia nel seguente modo:

·         20% per chi nell’intero 2019 ha registrato ricavi o compensi fino a 400mila euro;

·         15% per imprese e partite IVA con incassi 2019 fra 400mila e 1 milione di euro;

·         10% per chi ha fatturato l’anno scorso fra 1 e 5 milioni di euro.

Si prevede che l’Agenzia delle Entrate versi subito la somma direttamente sul conto corrente bancario o postale del beneficiario, indicato in domanda, riservandosi di fare controlli successivamente. Nel caso rilevi un’irregolarità le somme non dovute saranno recuperate e verranno applicate sanzioni, che possono essere anche penali.

DL Rilancio: come si chiede il fondo perduto

La domanda deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate, entro 60 giorni dal rilascio della procedura telematica. La domanda va presentata utilizzando apposito modello predisposto dalle Entrate, inserendo i dati del soggetto richiedente e altre informazioni. Il modello non dovrebbe essere difficile da compilare, ma ci si può comunque avvalere di un intermediario.

Ricordiamo che tra i documenti da presentare c’è anche l’autocertificazione di regolarità antimafia. Viene inoltre chiesto di non essere sottoposti a misure di prevenzione che impediscono attività previste dall’articolo 67 dlgs 159/2011.

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AL via le domande per l'indennizzo di aprile dei professionisti iscritti alle casse private, rinnovo automatico per i beneficiari di marzo, modificati i requisiti.

Dopo lo sblocco delle risorse per il rinnovo di aprile del bonus Covid riservato ai professionisti iscritti alle Casse private (con decreto interministeriale del 29 maggio recante “Indennità liberi professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria”), dall’8 giugno e per i successivi 30 giorni (quindi, fino all’8 luglio) è possibile presentare domanda di accesso all’indennità di 600 euro qualora non la si fosse già ottenuta per il mese di marzo, nel qual caso il rinnovo è invece automatico.

I requisiti (modificati dal Decreto Rilancio rispetto a quelli del Cura Italia) sono elencati nell’articolo 3 del decreto:

·         non essere titolare di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato né di pensione diretta;

·         non aver percepito altri bonus previsti dai decreti Cura Italia e Rilancio (non è però chiaro se ci sia incompatibilità anche per indennità riferite a mensilità differenti);

·         aver conseguito per il 2018 un reddito professionale non superiore a 35mila euro, con attività ridotta dai provvedimenti restrittivi causati dall’emergenza sanitaria oppure aver conseguito un reddito 2018 tra 35.000 e 50.000 euro avendo poi cessato (chiusura partita IVA nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il 30 aprile 2020), ridotto o sospeso l’attività autonoma o libero-professionale (comprovata riduzione di almeno il 33% del reddito del primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre 2019)  a causa dell’emergenza Covid.

La domanda di indennizzo (a valere sul Fondo per il Reddito di ultima istanza di cui all’articolo 44 del Cura Italia) si presenta usando i moduli predisposti dalla propria Cassa, allegando autocertificazione sui requisiti richiesti. Rispetto al Cura Italia, con il Decreto Rilancio è venuto meno il requisito dell’iscrizione esclusiva alla cassa privata.

 
 

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Nel decreto Rilancio, oltre alla proroga di ammortizzatori sociali, sussidi per autonomi e strumenti di conciliazione lavoro-famiglia (congedi parentali e permessi legge 104), ci sono novità  di rilievo anche per i contratti di lavoro,  per mantenere stabili i livelli occupazionali anche dopo la delicata fase 2 dell’emergenza Coronavirus.  Qualche esempio: 5 mesi di stop ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, riduzione di orario a parità di salario per seguire corsi di aggiornamento, rinnovo di contratti a termine senza obbligo di causale fino al 30 agosto, potenziamento dello smart working. Vediamo tutto.

Contratti a termine

Partiamo dai contratti a termine. L’articolo 93 del dl 34/2020 prevede che fino al prossimo 30 agosto siano possibili rinnovi e proroghe senza la causale, e senza la necessità che ci siano esigenze temporanee particolari determinate dall’andamento dell’attività. Detto in parole semplici, si possono rinnovare o prorogare i contratti a tempo determinato in essere alla data del 23 febbraio 2020 senza vincoli, fermo restando il tetto di 24 mesi (due anni) e di 4 rinnovi totali.

Per far fronte al riavvio delle attività, dunque, entro la data indicata è possibile rinnovare o prorogare i contratti a termine in essere quando è scoppiata l’emergenza, pur in assenza delle condizioni di cui all’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 81/2015, ossia: esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori, esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Come detto, restano gli altri paletti previsti dal dl 81/2015, così come modificato dal decreto Dignità: il termine del contratto a tempo determinato può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale sia inferiore a 24 mesi, e, comunque, per un massimo di quattro volte nell’arco di 24 mesi a prescindere dal numero dei contratti.

Licenziamenti

Ci sono due diverse misure contenute nel decreto Rilancio: blocco licenziamenti per cinque mesi, incentivo al mantenimento dei livelli occupazionali attraverso sussidi pubblici.

Il blocco dei licenziamenti contenuto nell’articolo 80 del decreto proroga e amplia la misura già inserita nel Cura Italia. Innanzitutto, il blocco dei licenziamento per giustificato motivo oggettivo (motivi economici), che in base al Cura Italia (articolo 46, legge 18/2020) era previsto fino al 17 maggio, è prolungato di tre mesi portando il totale a cinque ( fino al 17 agosto). Sono bloccate anche tutte le procedure iniziate dopo il 23 febbraio e sono sospese le relative procedure di conciliazione avviate. C’è anche una nuova disposizione, in base alla quale i datori di lavoro possono chiedere la cassa integrazione con causale Covid 19 per i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo fra il 23 febbraio e il 17 marzo 2020: in questo caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni.

Aiuti statali per pagare gli stipendi

Come detto, c’è anche un’altra misura anti-licenziamento, contenuta nell’articolo 60 del decreto, che prevede un meccanismo di aiuti pubblici (da parte di regioni ed enti locali) che coprano per 12 mesi fino all’80% dei costi salariali di dipendenti che altrimenti sarebbero stati licenziati, con l’obiettivo di mantenere i livelli occupazione delle imprese e consentire loro la ripartenza dopo l’emergenza Coronavirus. Si tratta di misure che vanno attivate dagli enti territoriali, la sovvenzione può essere retrodata al primo febbraio.

Orario di lavoro

L’articolo 88 del dl prevede la possibilità di ridurre l’orario di lavoro usando le ore lavorate in meno per la formazione. Queste ore vengono indennizzate dallo Stato (il datore di lavoro risparmia,  il lavoratore incassa lo stipendio pieno e sostituisce ore di lavoro con ore di formazione). L’attuazione della misura è complessa perché la rimodulazione dell’orario deve essere prevista da accordi fra datori di lavoro e sindacati da inserire nei contratti di lavoro territoriali o aziendali. Per sovvenzionare la misura è creato un apposito fondo nuove competenze, gestito dall’Anpal (Agenzia nazionale per il lavoro) a carico del quale vanno le ore destinate alla formazione. E’ necessario un decreto attuativo ministeriale.

Smart working

Infine, una misura che riguarda una delle principali novità che il Coronavirus ha determinato sul mercato del lavoro, ovvero lo smart working. Premesso che questa le forme di lavoro agile e di lavoro a distanza continuano a essere privilegiate in tutti i casi che lo rendono possibile, in base ai protocolli controfirmati da imprese e sindacati per la fase 2 Coronavirus (annessi al decreto sulle riaperture dello scorso 17 maggio), il dl Rilancio prevede una misura specifica per i genitori. In base all’articolo 90 del dl 34/2020, per tutta l’emergenza Coronavirus i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14 hanno diritto allo smart working anche in assenza di accordi individuali. la norma non si applica nel caso in cui l’altro genitore appartenente al nucleo familiare sia non lavoratore, disoccupato, destinatario di cassa integrazione, sussidi o altri strumenti di sostegno al reddito. La prestazione lavorativa può essere svolta anche attraverso strumenti informatici del dipendente, i datori di lavoro devono comunicare al ministero i nominativi dei dipendenti in lavoro agile e la data di cessazione dello smart working.

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